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Quando mi chiedono cosa fa un mental coach, a cosa serve e come può aiutarli a raggiungere i loro obiettivi ricorro sempre ad esempi molto semplici, oppure racconto le mie esperienze sportive o lavorative per far capire quali traguardi si possono raggiungere.

Da oggi posso includere, senza ombra di dubbio, un esempio sportivo di grande risalto, anche mediatico.

Parlo del successo ottenuto dal golfista italiano Francesco Molinari che è entrato nella storia di questo sport, e direi anche dello sport italiano per essere stato il primo italiano in assoluto a vincere un torneo del PGA Tour, il più importante torneo del golf a livello planetario.

In realtà c’è stata in passato una vittoria “italiana”, da parte di Toney Penna (nato a Napoli ma cresciuto ad Harrison, New York) dove s’impose nell’Atlanta Open 1947, però di italiano aveva soltanto le origini.

Perchè la vittoria di Francesco Molinari diventerà uno dei miei prossimi esempi nell’elenco dei successi ottenibili con il coaching?

Semplice, perché pur non avendo avuto il supporto di un coach, Francesco in una breve dichiarazione a seguito della vittoria ha detto: “Questa vittoria è speciale. Speriamo che ce ne siano altre in arrivo. Sono molto orgoglioso del modo in cui ho giocato. Uno dei miei migliori golf. È difficile giocare meglio di così. Non sono mai stato così in forma, sono ancora più orgoglioso della mia forza mentale”.

Ora dal punto di vista di un mental coach potrei dire che in queste dichiarazioni c’è una convinzione limitante (termine tecnico che vuol dire semplicemente che crede in qualcosa che pone dei limiti al raggiungimento di un obiettivo) sui suoi prossimi risultati, ma non è questo il punto ora.

E’ l’ultima frase che voglio enfatizzare, perché è l’essenza del coaching: costruire la propria forza mentale a complemento delle proprie capacità, competenze e doti tecniche, siano esse personali o professionali che siano.

Il golf è tra tutti gli sport quello dove la forza mentale ha un impatto enorme sul risultato finale, soprattutto per le dinamiche e le tempistiche che il gioco presenta.

Non apro il discorso sul fatto che il golf, come altri sport rappresentano una metafora della vita, fa troppo caldo, mentre scrivo, per filosofeggiare. 😉

Ti domanderai anche: ma perché un mental coach dovrebbe essere contento del successo ottenuto….senza bisogno di un mental coach? Sembra un’idea anti-marketing.

La mia risposta è semplice: non a tutti serve sempre e per forza un coach. Il fatto che Francesco sia riuscito a trovare (o ri-trovare come penso io) la sua forza mentale da solo è fantastico! Significa che ha fatto esperienze, esperimenti su sé stesso ed errori sufficienti da cui ha imparato e che lo hanno aiutato a migliorare costantemente la propria forza mentale. Il mental coach, grazie alle tecniche che utilizza ed insegna, semplicemente accelera di molto i tempi di creazione della propria forza mentale.

Personalmente credo molto anche nella meditazione, che pratico ed integro nel mio lavoro, inoltre è divenuta di moda in questi anni anche nella nostra società occidentale troppo “stressata”. Da un lato è una fortuna che sia praticata anche se magari solo per un po’ perché ormai anche la nostra scienza medica che ha sempre bisogno di conferme ha dimostrato la sua utilità sia per fini preventivi che curativi. Dall’altro è una sfortuna perché magari non farà in tempo a radicarsi nella nostra cultura e nelle nostre abitudini quanto basta per sprigionare i suoi effetti positivi.

Ad ogni modo, prima di cercare il tuo swing fisico perfetto, cerca il tuo swing mentale migliore!

Ora dovrei dirti di contattarmi per fare coaching o capire meglio di cosa si tratta. Libero di farlo, oppure raccogli informazioni sul web, leggi un libro sull’argomento, cerca un coach vicino a te per approfondire e capire se e come ti può essere utile. Sarebbe la prima domanda a cui dovremmo rispondere prima di iniziare a fare coaching insieme.

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